Il nome, a volte, dice tutto.
Nel nostro caso, dice proprio tutto
quello che ci ha portato a far nascere la cooperativa.

Mission


Tikvà racconta che costruire legami per noi è al centro di ogni cosa. Quando ci chiedono la ragione del nome, noi abbiamo una risposta lunga e una corta. Quella lunga viene da un racconto di Erri de Luca che trovate in stralcio in fondo a questa pagina. Quella corta la diciamo così: tikvà è una parola ebraica che significa sia corda che speranza, perché alla fine nessuno si salva da solo.

Tikvà però è solo una parte del nostro nome. Non abbiamo voluto economizzare parole, e quindi la cooperativa si chiama Tikvà – economie territoriali inclusive. Ogni parola è un passo per dire chi siamo.

Costruire Economie è il modo in cui abbiamo scelto di lavorare. Siamo una cooperativa sociale, uno snodo sensibile nel collegamento tra impresa e qualità della vita e delle relazioni in una comunità. Per noi dar vita ad economie vuol dire costruire condizioni di sostenibilità per i processi sociali a cui partecipiamo. Il nostro modo per rendere migliore la comunità in cui viviamo è costruire relazioni a cui dare gambe anche economiche per affrontare il futuro.

Territoriali, così sono le nostre economie. Perché ci piace sentire la terra sotto i piedi, e starci ben piantati. Perchè ci piace pensare che la qualità della vita sia intrecciata alle persone e ai posti, ai paesaggi e alle storie di un territorio. Il territorio nbella nostra storia non è uno scenario, è un protagonista.

Inclusive è per noi l’architrave del racconto che dice chi siamo. Perchè sì, si vive di relazioni. Certo, si cresce di economie. Naturalmente vi abita un territorio. Ma tutto questo ha senso se relazioni, economie e territori sono una porta aperta per tutti. Un modo per stare insieme… insieme. Tra diversi. Ricchi e poveri. Abili e disabili. Nativi e migranti. Veloci e lenti. Aperti e chiusi. Giovani e vecchi. Uomini e donne. Perché da vicino nessuno è nessuno.

Le reti di cui facciamo parte


Quando nell’Eneide Virgilio scrive: spes sibi quisque, ognuno sia speranza a se stesso, esclude funi e soccorsi. È raccomandazione adatta a un alpinista impegnato in una solitaria integrale. Nella parola tikvà c'è invece il senso di essere legato a qualcuno e qualcosa che non lascia soli.


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